la Repubblica rolfing

Rassegna stampa

Manipolazioni e ginnastica le cure soft contro i dolori

di Elvira Naselli

Mal di schiena, soprattutto, ma anche sciatalgie e nevralgie, problemi articolari a spalle e ginocchia. Sarà anche che — come sostengono alcuni — non siamo stati programmati per camminare su due piedi, certo è che le patologie articolari, dovute spesso a cattiva postura e stili di vita sbagliati, sedentarietà in primis, sono in aumento. E non c’è neanche bisogno di arrivare all’attacco di sciatica paralizzante o al colpo della strega che lascia tramortiti dal dolore. Basta quel malessere silente ma costante, che accompagna per mesi e che, magari, si tende a ignorare. Quindici milioni di italiani soffrirebbero di patologie varie legate alla colonna vertebrale, patologie invalidanti e con un costo sanitario e sociale (perle assenze sul lavoro) non indifferente. Ognuno di loro sa che farebbe bene a non stare troppo tempo seduto o troppo tempo in piedi, che non si dovrebbe guidare l’auto—e peggio ancora lo scooter—per molti chilometri, che si dovrebbero sollevare pesi sempre e solo piegandosi sulle gambe. Spesso, però, non ci si riesce. E allora? Alla propria colonna, in realtà, bisognerebbe pensarci sempre, soprattutto quando si sta bene. Con ginnastiche e tecniche che riequilibrano la postura, rinforzano particolari muscoli, rendono più consapevoli del proprio assetto corporeo. Ginnastiche olistiche e anche manipolazioni, le possibilità sono tante, basta riuscire a trovare la più congeniale al proprio corpo. Dal Pilates al Feldenkrais, dal Mézierès al Rolfing, e poi tutte le manipolazioni. «Ma è soprattutto importante fare dello stile di vita attivo una regola di igiene quotidiana—premette Diana Barbara Piazzini, della Uo di medicina fisica e riabilitazione dell’università Cattolica di Roma—come lavarsi i denti. Ovviamente, a dolore conclamato, bisogna andare dal medico per un inquadramento diagnostico: non tutti i “mal di schiena” sono uguali e una diagnosi corretta previene gli insuccessi delle terapie. In ogni caso è fondamentale affrontare queste patologie non meccanicisticamente ma, al contrario, disticamente: l’uomo ha una parte fisica, una mentale ed una emozionale ed è fondamentale creare un rapporto di scambio, comunicazione e cura di tutte e tre». E, se è vero, come precisa la professoressa Piazzini, «che molte tecniche non hanno ancora una validazione scientifica, che non sono chiari i meccanismi d’azione e che la risposta varia enormemente da paziente a paziente», è però importante «cercare di trovarle, le evidenze scientifiche. Per questo noi utilizziamo il Pilates—racconta — il Feldenkrais e la tecnica di Mézierès in ospedale con risultati diversi. Con quest’ultima attraverso il movimento, si arriva a una straordinaria consapevolezza del proprio corpo e ad un sensibile miglioramento della mobilità articolare dopo qualche seduta. Il risultato è che si rompe il circolo vizioso del dolore». Quel che conta, però, sottolinea Luigi Cori, responsabile dell’ambulatorio di chiroterapia del Centro di medicina naturale di Empoli, è che diagnosi e terapie siano fatte da esperti. «I colleghi medici non devono improvvisarsi — precisa—e i non medici devono essere cauti perché non si possono manipolare tutti: si corre il rischio di provocare lesioni. Manipolazioni, trazioni, allungamenti sono gesti non violenti, il paziente non deve sentire dolore. Occorre, però, una conoscenza profonda della fisiologia. Credo che, così come il fisioterapista lavora con il fisiatra e l’ortotecnico con il dentista, i terapisti debbano essere affiancati da medici per una diagnosi più mirata, che tenga conto anche di elitre possibili patologie del paziente».

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