Il manifesto Rolfing

Rassegna stampa

Un corpo attivo, come ti educo la pura energia

di Maria Grosso

Offrì una cura per mani non più in grado di suonare il pianoforte. In cambio chiese lezioni di musica per il figlio. Con le note di questa spirituale e avveniristica economia, si narra sia cominciata l’avventura di Ida P. Rolf, forgiatrice dell’Integrazione strutturale, metodo olistico di lavoro corporeo fondato sull’educazione al movimento, oggi noto come Rolfing. Una storia le cui radici irradiano dal XIX secolo (Rolf nasce nel 1896 a New York), a intrecciare una irresistibile passione per l’indagine scientifica con uno spietato amore per gli esseri umani, contemplati con accettazione tanto nei loro squilibri quanto nelle loro potenzialità. PHDin biochimica presso la Columbia University, Ida Rolf è per 7 anni professore associato presso il Rockfeller Institute for Medical Research, quindi, trasferitasi in Europa, integra gli studi tradizionali di medicina con osteopatia, chiropratica, omeopatia e yoga, secondo un tracciato di conoscenze che la condurrà tra gli anni 60 e 70 a sintetizzare il metodo alla cui diffusione dedicherà il resto della vita (muore nel 1979). Racconta di lei Anna Paola Bacalov, coreografa e danzatrice di teatro sperimentale, dal 2003 una tra i 150o rolfer che operano per il mondo. È lei, in occasione della Rolfing week (in varie città italiane fino al 29 maggio www.rolfing.it con presentazioni e trattamenti gratuiti) a farci da guida. «Ogni individuo ha un certo grado di disorganizzazione corporea. Il rolfing mira a riportare i muscoli nella loro posizione ideale. ‘Integrare significa rimettere ogni cosa al suo posto’ diceva Ida Rolf. Per il rolfing non sono le ossa a sostenere il corpo, ma il tessuto connettivo». Determinanti in questo quadro teorico sono gli studi di Rolf sulla forza di gravità e sulla evoluzione umana fino alla postura eretta. In linea con la fisica contemporanea, la scienziata non descrive la forza di gravità soltanto come attrazione che ci spinge verso il basso, ma come attività multidimensionale dotata di una componente di spinta verso l’alto. «La gravità scorre in un corpo allineato e ne rinforza il campo energetico». Di contro, i corpi non allineati lottano con questa forza disperdendo energia e producendo tensione, dolore e stress. «Attraverso il rolfing possiamo riprenderci la nostra piena verticalità – continua Bacalov -. Non si tratta solo di ‘postura’, un concetto che ha una valenza statica, ma di una linea dinamica profonda e flessibile che simbolicamente rappresenta un orientamento verso la terra e verso il cielo». Entrando poi nel dettaglio del trattamento che ha una «ricetta» base di 10 sedute, aggiunge: «Ancoriamo il tessuto connettivo con le mani e chiediamo alla persona di fare movimenti piccoli e profondi. Su questi è possibile esercitare un grado sempre più elevato di consapevolezza, percepire da dove si origina il movimento, dove va e perché. Il tutto come in una lente di ingrandimento. La persona così, tutt’altro che passiva, è partecipe di un processo di responsabilità e di scoperta di sé». Per chi voglia poi, sono da scoprire su You Tube le appassionanti interviste a Ida Rolf, il suo guardare alcorpo come terreno di trascrizione fisica del vissuto, come memoria cellulare neurologica dei traumi. Rolfing come umana intelligente riappropriazione, e trasformazione, degli strappi disseminati lungo il tracciato di ognuno.

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