Corriere della sera rolfing

Rassegna stampa

Il corpo parlante

di Franca Porciani

L’arte del tocco spesso fa stare meglio, talvolta scioglie tensioni e paure, sempre dà benessere. Il massaggio è uno strumento di comunicazione — da pelle a pelle — antico quanto l’uomo. Non a caso l’origine della parola si perde nella notte dei tempi e ha una paternità discussa: dall’arabo massa, palpare, dal greco massein, impastare o dall’ebraico machec, maneggiare? Mai tanto di moda quanto oggi: l’offerta di tecniche, occidentali, orientali, nord e sudafricane, australiane (perfino) è sterminata, metodi che sono anche espressione di approcci differenti al malessere/benessere fisico e psichico, visto che quello che si fa con le mani viene anche dal cuore e dal cervello. Non è facile capire le basi culturali di questo lavoro «fatto a mano» che continua ad avere successo nonostante il dilagante mercato virtuale. Patrizia Sanvitale, giornalista e sociologa, si è addentrata in questi mestieri e ha raccolto in La Mano che cura, dialoghi con i maestri del benessere (Marsilio Editore per la Fondazione Cologni) trenta interviste ad «artigiani del corpo» che spiegano la filosofia delle loro discipline. Metodi e tecniche che, nonostante i distinguo, alla fine puntano tutti al medesimo risultato: stimolare l’autoguarigione, il ritorno ad uno stato di armonia, processo così poco studiato da sconfinare nell’esoterico. Da dove scaturisce, ad esempio, il successo dell’osteopatia che è oggi negli Stati Uniti, dove nacque nel 1892, la cura di primo livello per il mal di schiena? Roberto Scognamiglio, osteopata,spiega come in questa disciplina si vada in cerca della causa del disturbo, che può trovarsi in una regione anatomica anche lontana da quella in cui il sintomo si manifesta. Perché c’è qualcosa che unisce «contenuto e contenitore», gli organi con i muscoli e le ossa: la fascia, il tessuto connettivo, la vera rete che tiene insieme il nostro organismo. «In osteopatia la mano diventa una biblioteca di sensazioni palpatone che ci aiuta a capire come si integra il funzionamento della schiena con gli organi interni del torace e con il suo carico sugli arti inferiori» spiega Scognamiglio. Ecco perché gli osteopati sostengono che la mano è il prolungamento del cervello. Per altri, come Giovanni Leanti La Rosa, una laurea in Scienze agrarie e una successiva in Medicina, che a Milano ha fondato la Scuola Europea del massaggio, «Il massaggio è un potente mezzo di comunicazione: ci vogliono mille parole per un semplice tocco eil tattoè l’unico senso bidirezionale; se una persona mi tocca, io inevitabilmente la tocco». Nel suo massaggio antistress utilizza molte tecniche, ad esempio lo Yoga e il Rolfing (una manipolazione profonda delle fasce inventata dalla biochimica newyorkese Ida Rolf) ma è convinto che la cosa più importante sia l’ascolto. «Così mentre massaggio — spiega — faccio un monitoraggio continuo dei feedback che ricevo, divento tutt’uno con il ricevente, che è unico, con la sua storia, i suoi blocchi». Personalizzata è anche l’impostazione del massaggio energetico-spirituale della Ayurveda, che ricorre ad oli preparati secondo una tradizione millenaria e a particolari sonorità in sottofondo. Spiega Alida Dal Degan, che dopo un lungo soggiorno in India, ha fondato a Torino la prima scuola di fondamenti di Medicina Ayurvedica: «Il massaggio tratta le aree del piede corrispondenti ai chakra, i centri energetici disposti lungo la colonna vertebrale nell’intento di risvegliare l’energia spirituale. A volte, massaggiando un chakra, le persone provano un dolore quasi insostenibile, ma quando si passa ad un altro, la sensazione, per quanto forte, scompare. Bisogna sempre tenere presente un concetto di insieme, di armonia complessiva della persona». L’equilibrio generale del corpo è anche il fine dello Shiatzu, disciplina nata in Giappone, sostanzialmente una digitopressione (shi, dito, atzu, pressione) su punti più o meno corrispondenti ai meridiani della medicina cinese. «Il nostro principio fondamentale assomiglia ad un gioco sul territorio — spiega Carlo Tetsugen Serra, che a Milano ha fondato la Scuola Zen di Shiatzu — ; cerchiamo di spostare un eccesso di energia, jtsu, là dove c’è una carenza, kyo. Perché è lo squilibrio tra eccesso e carenza a provocare disfunzioni del nostro modo di stare, di pensare, di essere e l’operatore cerca di mettere un po’ d’ordine, muovendo dell’energia». Per Patrizia San- vitale questo tuffo nelle tecniche del massaggio è stato come un viaggio. «Ho imparato — dice — che molto di noi passa attraverso la pelle e che il tatto non tradisce mai».

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