Feedback Cinzia

Il feedback di Cinzia

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Il mio nome è Cinzia Sità, amo il movimento e le arti sceniche, in tutte le sue forme.

Ciò che da sempre mi incuriosisce è l’ampio raggio di possibilità, che l’essere umano ha di migliorare se stesso, nel modo di abitare il mondo. Come si muove per abitarlo, quali limiti crea, quali scopre, quali supera.

Il corpo è, per me, come una riscrittura ad alto rilievo, di quelli che sono i nostri pensieri, di ciò che è stato ed è il nostro vissuto ed anche di quella materia evanescente, che chiamiamo anima, la cui forma di intelligenza, spesso, determina, in maniera molto incisiva, il nostro modo di “stare” al mondo.

Ho intrapreso la “professione” di danzatrice molto più tardi di quanto si potrebbe credere e pensare, mi sono mancati molti step intermedi, e per gran parte del mio percorso, mi definisco un’autodidatta. Uno perché non ho avuto alle spalle una scuola che mi offrisse buone basi di partenza, due perché, essendo già grande, non avevo possibilità di accesso a quelle scuole, che mi avrebbero consentito di fare un lavoro sul corpo di un certo tipo.

Così, appena ho potuto scegliere ed allargare le mie conoscenze, ho cominciato a selezionare tutto quello che poteva soddisfare delle domande, trovare delle risposte e riporre nuove questioni ancora.

Il rolfing rientra in questa gamma di selezioni e scelte.

Ho incontrato AnnaPaola Bacalov in un momento in cui desideravo prendermi cura di me, non in senso terapeutico, piuttosto come possibilità che offrivo a me stessa di stare con le mie cose e osservarle, sotto una guida attenta ed esperta, nel modo più oggettivo e scientifico possibile.

Una mia amica danzatrice mi aveva parlato del Rolfing, di queste lezioni che lei frequentava.

Quello che lei faceva erano incontri di gruppo, ma mi aveva raccontato che esisteva la possibilità anche di incontri face to face.

Così, incuriosita, ho cercato notizie sul Rolfing, per capire di cosa trattasse e come potessero essere questi incontri individuali, e, dopo un po’, sono riuscita a fissare un incontro.

Ricordo che, in quel primo appuntamento, AnnaPaola mi trattò il polso sinistro, mi parlò del tessuto connettivo. Fu affascinante osservare come, anche in quella minima porzione di corpo, ci fossero una miriade di cose da scoprire. Di come fosse formato, la presenza di due ossa, di cui uno fa da base all’altro, perché avvenga un movimento più agevole, una volta che il tessuto connettivo sia stato aiutato, dal tocco del rolfer, a distendersi, per lasciare che ogni parte, che ogni muscolo, osso, tendine recuperi il suo posto e il suo spazio vitale.

Fu incredibile perché a vista d’occhio, il mio polso sinistro differiva da quello destro, non trattato, nella consistenza e densità della pelle, ed anche al tatto, era come più disteso e poroso. Ed il suo muoversi risultava più facile. Quello fu il prologo alle dieci sedute successive.

Per me è stato un viaggio talmente forte ed intenso che vorrei tutti potessero esperire. Studiare la geografia del mio corpo è stato come riscoprire una me vera e non ideale. Mi sono resa conto che avevo un’idea di me, che gli altri mi avevano attribuito, e che avevo sposato in toto, anche sul modo di muovermi. Il rolfing mi ha invitata a partire da quello che realmente c’è e pian pianino superarlo, evolverlo, con cura, con attenzione, con calma.

Con AnnaPaola ho scoperto l’importanza della qualità del tocco, e di come questo suggerisca più un’attività dell’andare verso ad incontrare ed entrare, che spingere contro. Tramite il suo tocco ho sentito le parti interne del mio corpo potersi muovere come in respiri e spazi più ampi. Di questi spazi, credo, spesso, non si è abbastanza consapevoli, perché, forse, si tende a chiudere dei passaggi e a trattenere, come se ci fosse quasi una paura nel di cadere. (Certo, questa sono io). Non si cade se tutto è mobile e si lavora per trovare nuovi equilibri.

Ed il rolfing mi ha dato da scoprire quanto preziosa sia la vulnerabilità e la capacità di aderire e di adattarsi a schemi e strutture sempre nuove, laddove il corpo si lasci coinvolgere dalle novità, senza tuttavia esserne sopraffatto. Si cambia, in qualche modo, l’abitudine di essere se stessi. Un’altra cosa importante è stato il rapporto con il dolore. Per chi lavora con il corpo esiste, a volte, una sorta di tacito masochismo per il quale, sentire dolore darebbe la misura esatta per giudicare quanto un lavoro sia fatto correttamente e sia efficace. Ad ogni seduta, AnnaPaola sanciva un accordo, e lo ribadiva sempre, ad ogni tocco, se senti dolore devi dirlo. E ci sono vari tipi di dolore, quello che senti piacevole e quello che senti ti crea disagio. Fare la differenza, sempre, in ogni momento. Nutrire la consapevolezza, sempre.

Anche ad esempio nel rapporto col proprio peso specifico: al termine di ogni seduta, la qualità della presenza acquisiva uno stato più vigile, attento, ma senza essere teso. Il corpo era appoggiato e posato sulle sue direzioni strutturali, rilassato, ma pronto. Con il rolfing ho sentito in maniera nuova il peso delle dita delle mie mani, delle mie ginocchia, del mio bacino, dei miei organi interni. L’ appoggio dei miei piedi, mio cruccio, l’ho avvertito allungato e sdraiato alla terra. Mi si è rivelato un tipo di conoscenza, che avevo data per scontata, che è quella della percezione. Un corpo che diventa sensuale e sensibile e che permette di restituirsi all’ambiente esterno in un rapporto alla pari, senza subirlo e senza sovrastarlo, in una vigile passività, lasciandosi muovere. Un lavoro che va allenato e risvegliato spesso perché diventi un’abitudine. Col rolfing si tocca l’alto potenziale di questa “attività della passività”, che permette di riposare anche nel fare più dinamico, tramutando l’atto volontario in un atto necessario, nel rispetto ed in risposta alla propria struttura e schema corporeo, nella sua relazione con lo spazio esterno.

Essere indulgenti verso se stessi, penso sia stato l’insegnamento piú grande ricevuto da questo percorso, insieme al consiglio, “sii morbida”, che mi è stato consegnato e che mi ripeto ogni qual volta sento tensioni, di qualsiasi natura esse siano. Continuo nel mio cammino osservando quello che cambia e come mi cambia.

Vorrei che la conoscenza del rolfing potesse estendersi a tutti i campi anche a quelli della medicina tradizionale, e che fosse alla portata di tutti.

Grazie AnnaPaola per la tua dedizione e cura, per la tua sapienza e generosità.

Cinzia Sità