La voce del lago danza

Un sentiero tra parole suoni e movimento alle cascate di Castel Giuliano a cura di Fernanda Pessolano

di Settimio Cecconi

L’associazione Ti con Zero ha riproposto un sentiero di arte e natura nell’agro di Bracciano. Già l’anno scorso all’interno di “Oasi di Movimento” manifestazione di arte e natura, una magnifica recitazione del mito di Persefone coinvolse emotivamente numerose decine di appassionati in una giornata fredda, ventosa, umida tra i poggi di Martignano: ci scappò qualche raffreddore ma la partecipazione fu intensa. È che gli interventi proposti si compenetrano immediatamente nel genius loci dei luoghi e così anche gli spettatori-ascoltatori. E pare che anche i nostri loci, sottoposti in genere a ben altre attenzioni, ne godano. Per una volta niente schioppettate, tubi di scappamento, rave da elettroshock ma voci umane narranti. Quest’anno la fortuna è toccata alle cascate di Castel Giuliano con l’iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura – Biblioteca del Comune di Bracciano. La giornata si è presentata nelle migliori tradizioni: vento, nuvoloni corruschi da nord e poi una pioggia se non battente almeno fastidiosa. Ma il colorato serpentone, composto da 50 adulti, 20 bambini e da alcuni cani che si avvicinava a piedi al luogo dello spettacolo, non si è scomposto ed ha continuato nel cammino. Il primo appuntamento è avvenuto presso una grande roccia vulcanica. Lì ci ha preso, metaforicamente, per mano una ragazza biancovestita, Camilla Dell’agnola, nostro Virgilio, che cantava struggenti melodie del profondo sud. A parte qualche latrato, il silenzio era perfetto. Dopo una discesa nel bosco di querce che conduceva al fosso della Mola, il serpentone dei partecipanti si è trovato davanti alle rovine delle ferriere rinascimentali costruite presso il torrente. Qui tra i muri muscosi la fine dicitrice Daria Deflorian, ha letto un brano estratto dal racconto Il nuotatore dello scrittore americano Cheever. Anche i cani tacevano e pure, miracolo, i bambini. Man mano che la lettura procedeva e si sviluppava la tragica parabola del protagonista Neddy Merril, si partecipava di una suggestiva corrispondenza con il fitto e progressivo incupirsi del cielo. Esaurito Cheever attraverso una lunga fila indiana condotta dalla severissima Fernanda demiurga e artefice del Sentiero (… un sentiero all’interno dello spazio natura, lungo il quale immagini suoni e parole si intersecano inaspettatamente … un cammino dove il rapporto dinamico tra uomo e natura può sussistere nel rispetto del sentimento del luogo e nel mantenere vivi l’ascolto, la visione e la concentrazione), il serpentone è arrivato al fiume presso una briglia di cemento in una isola di sabbia si esibiva, silenziosamente, estatica, una sorta di ninfa boschereccia la danzatrice Annapaola Bacalov. La sua performance coreutica era piuttosto difficile, adatta ad un pubblico di esperti, ma la sua brusca grazia, le sue lacere succinte vesti di scena, l’ambiente in cui era immersa hanno creato la magia. Anche il più ignorante dei profani dell’arte di Euterpe, il vostro cronista, non ha potuto non farsi prendere da una gelida emozione. Mentre la ninfa-Bacalov fuggiva nel folto del bosco a cambiarsi, più su presso la cascata si udiva già la voce acuta di Sista Bramini vestita di lana bianca, che aveva al fianco la cantatrice, Virgilio, ricordate? Armata di una languidissima viola. E allora ecco nascere il mito di Atteone, voce, viola, vento e nuvole. Aver ascoltato così le metamorfosi al liceo! Diana, la dea dei boschi, con le sue ninfe, è osservata al bagno presso una sorgente da Atteone, cacciatore, che con casuali passi errando per il bosco sconosciuto, era giunto al Sacro recesso: così lo guidavano i fati. Le ninfe urlarono, Diana furibonda trasforma il giovinetto innocente in un cervo; gli istilla nel cuore la paura. Atteone non sa che fare: “che fare mai” Tornare a casa nella reggia, o nascondersi nelle selva?”. Mentre stava esitando, lo avvistano i cani: Melampo, Ileo, Agre, Nebrofono, Terone, Lelape, Prerela la sua muta lo rincorre e lo divora, aizzata dai compagni cacciatori. Atteone muore, mentre i suoi compagni lo chiamano: “Atteone, Atteone” perché possa vedere lo spettacolo di una così grande preda a loro offerta. “Dicono che l’ira di Diana non fu sazia, se non quando, per ferite innumeri quella vita non fu spenta”. Il silenzio accoglie le ultime parole del mito scandite da Sista, ci guardiamo in giro pensierosi ricordando, ancora Virgilio, che ci troviamo ora e qui nel bosco del dio silvano. Il serpentone riprende la strada del ritorno.