La locandaccia danza

Ultimo esperimento nel campo del circo contemporaneo, La Locandaccia evoca Weimar e gli ultimi giorni di Pompei, accompagnando letture e danze con i sapori di cibi orientali. Ottimi i protagonisti Anna Paola Bacalov e Roberto Rustioni

Da un po’ di tempo il teatro italiano sembra sentirsi più a proprio agio sotto il classico tendone del circo che non sulle tavole del palcoscenico. Si moltiplicano, infatti, gli spettacoli fatti ed interpretati da attori dentro chapiteau più o meno attrezzati. Va detto che le mode francesi hanno frequentemente trovato adepti anche in Italia, dal baschetto di Jeanne Moreau al nero di Juliette Greco e degli esistenzialisti, dalla nouvelle danse fino al Fronte Nazionale… Ma ora, merito di una forte campagna promozionale del Ministero della Cultura francese, è la volta del nouveau cirque. Circo contemporaneo, è stato ribattezzato in Italia, e si sono trovati subito spazi idonei a un’ampia riflessione su questo nuovo genere di spettacolo dal vivo. A Brescia, ad esempio, un elegante festival diretto da Gigi Cristoforetti ospita le maggiori produzioni internazionali che contaminano arte circense, prosa, musica e danza. E il fenomeno è cresciuto proporzionalmente alla capacità degli artisti di trovare un tendone dove esibirsi (cosa non sempre facile, visti i costi e le difficoltà di piazzare i circhi in città: ne sanno qualcosa quanti, da anni, fanno «circo tradizionale»…). Ultimo esperimento romano in ordine di tempo, è quello della Locandaccia, gioco che accosta al circo l’altro leit-motiv della produzione teatrale di quest’anno: il cibo. Sempre più spesso, infatti, capita allo spettatore di sedersi al desco anziché in platea: per tagliatelle o zuppe, polente o bicchieri divino e affettati… Ecco, allora, che, con gli auspici produttivi della compagnia Fattore Ke di Giorgio Barberio Corsetti, sotto il tendone si ricrea questa volta una «locanda», appunto, dove si evocano Groucho Mane e Karl Valentin, si suona un raffinato jazz e si consumano vite disperate, perse tra ricordi e sogni infranti. Una locanda vissuta con l’allegria di un vino popolare e di canzoni sguaiate, che evoca Weimar e gli ultimi giorni di Pompei, accompagnando letture e danze con i sapori di cibi orientali. Una locanda dove si ride, nonostante tutto, forse proprio perché «è giunta la nostra ora», l’ora della fine del mondo. E il dolore si impone, allora, nelle vesti di una donna distrutta, una di quelle figure raccontate con amore da Simenon, che Anna Paola Bacalov incarna con struggente poesia: una danza lenta, amara che crea una frattura nella apparente ilarità del convivio. Gli spettatori, seduti a tavole dal design «d’autore» – da quello ricoperto di finta erba a un altro tutto specchi – sono serviti dagli stessi protagonisti dello spettacolo: cullati dalla musica live, questi camerieri-artisti di un mondo tutto brechtiano, prostitute e zingare, angeli e gangster, sono rifugiati – ormai – nelle loro solitudini. Ma resta, ancora, la loro contagiosa voglia di vivere. Dietro l’apparente facilità d’impianto, infatti, questa Locandaccia è un viaggio che invita a scavare sotto la superficialità e l’apparenza, che mostra – senza ritegno – l’assurdità di due modi di essere e di stare al mondo, due ruoli che sono altrettanti destini: di chi mangia e di chi viene mangiato… Nel vasto gruppo di giovani attori, oltre alla citata Anna Paola Bacalov. spiccano l’ottimo Roberto Rustioni. e le brave Daria Panettieri e Alessia Berardi Prodotto dalla Compagnia Fattore K, La iocandaccia fa parte di Metamorfosi: Festiva! di confine tra teatro e circo, diretto da Corsetti: una manifestazione che vede, tra gli altri le Metamorfosi di Ovidio, dirette dallo stesso Corsetti (dal 21 settembre al 6 ottobre) e il gruppo Les Colporteurs con Deuxrair (25 settembre e 1 ottobre). (18 settembre 2002)

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