Italia sera danza

Alla Settimana Senese Borges ‘letto’ da Luis Bacalov

di Riccardo Cenci

Ha il profumo dei sobborghi di Buenos Aires l’ultima fatica di Luis Bacalov dal titolo “…Y Borges quenta que”, eseguita in prima assoluta al Teatro dei Rozzi per la 65° Settimana Musicale Senese. L’Accademia prosegue dunque nel suo progetto di commissionare annualmente ad un compositore contemporaneo un lavoro per il palcoscenico, consuetudine di grande valore in un panorama solitamente disattento nei confronti delle nuove tendenze del teatro musicale. Bacalov recupera ed attualizza generi del passato quali l’opera-balletto ed il singspiel, confezionando un lavoro affascinante nella sua mescolanza di passione e tragedia, vicino alle atmosfere morbose della “Carmen”. Lo spunto viene da due racconti di Borges, “Emma Zunz” (tratto da “L’Aleph”), nel quale una donna persegue la sua vendetta uccidendo il responsabile della morte del padre, e “L’uomo della casa rosa” (dalla “Storia universale dell’infamia”), protagonisti il coltello e la milonga, due vicende nelle quali il realismo a forti tinte viene trasfigurato dalle capacità linguistiche ed immaginifiche dell’autore, per cui i personaggi trascendono la propria condizione per attingere alla dimensione del mito. “I fatti gravi stanno fuori del tempo ”, scrive infatti Borges, ad indicare una riflessione più profonda sulla morte e sul destino dell’uomo. Gli autori del libretto, lo stesso Bacalov, Alberto Munóz e Carlos Sessanot non si preoccupano tanto della coerenza dei fatti, ma mirano piuttosto a ricreare il clima tenebroso e sognante che caratterizza lo stile dello scrittore argentino, quell’idea che l’universo intero non sia altro che apparenza, illusione. Borges è realmente presente in scena, impersonato dall’attore Carlos Branca; la sua cecità lo rende un veggente che, come nel mito classico, riesce ad arrivare dove gli altri non arrivano. Eppure, nel monologo conclusivo, egli si interroga sul rapporto fra arte e vita, alla ricerca di un frammento di quella verità sempre perseguita e mai colta appieno. Lo spettacolo ha un grande impatto teatrale e meriterebbe un ‘ampia circolazione. Molto belle le coreografìe di Anna Paola Bacalov e Alex Cantarelli, capaci di coniugare con gusto le suggestioni del tango e le invenzioni della danza contemporanea. La regia di Giorgio Barberio Corsetti e le scenografie di Cristian Taraborrelli riescono nel difficile intento dì veicolare la qualità sfuggente della scrittura bor- gesiana, quelle atmosfere sospese fra realtà e irrealtà, mediante l’uso di una videocamera che riprende ciò che avviene sul palcoscenico e ne restituisce l’immagine, sempre modificata, sfumata o inserita in un nuovo contesto, sullo sfondo. Degni di lode i ballerini e gli interpreti vocali, Paolo Coni (Don Julio), Roberto Abbondanza (Narratore) e Gabriella Sborgi (Narratrice). Bacalov sceglie di dirigere personalmente la propria partitura, evidenziandone con estrema lucidità le caratteristiche strumentali, dagli spunti jazzistici alle suggestioni del tango, ben coadiuvato dall’Orchestra della Toscana. Una dimostrazione di come contemporaneo non sia sempre sinonimo di inaccessibile.

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