Corriere di Siena danza

Sorprendente la modernità di Bacalov

di Attilio Botarelli

C’era aria di sorpresa, alla vigilia, e la novità ha appagato il pubblico. L’opera-balletto commissionata dell’Accademia Chigiana al compositore argentino Luis Bacalov, presentata al teatro dei Rozzi nel programma della Settimana Musicale Senese, ha avuto una felice accoglienza. Fantasioso “inventore” di personaggi teatrali, questa volta Bacalov si è ispirato a due racconti di Jorge Luis Borges, e immaginando che uno scrittore, in procinto di scrivere un testo teatrale non ricordi nulla di quanto aveva letto, con gli stessi personaggi componeva una storia completamente nuova. Sul palcoscenico è lo stesso scrittore a portare avanti lo svolgimento del lavoro, basato su storie di sangue e di vendetta, ambientate in Argentina. La nuova opera, intitolata “Y Borges quenta que…” (Racconta Borges), ha nel balletto la sua carta. La prima impressione ricevuta nell’assistere allo spettacolo, è quella di una creatività ispirata da un animo artistico vigoroso, da una intelligenza dalle idee travolgenti, da una capacità realizzatrice di rara intuizione. Nel costruire un’opera si cerca sempre un valore nuovo e c’è stato, un qualcosa a cui non era mai stato pensato e si è avuto, un avvenimento artistico che lasciasse la propria impronta e così è avvenuto: strano il soggetto, singolare la trama, originale la musica. Si comprende subito che siamo di fronte ad una lavoro degno di considerazione, che in effetti è riuscito ad interessare e divertire un pubblico di curiosi che alla fine ha dimostrato viva soddisfazione. Tanti gli artisti coinvolti nella rappresentazione, tutti da accomunare nella lode, ma il vero mattatore è lo stesso Bacalov, autore dell’opera che ha guidato dal podio direttoriale. Sicuramente le parti più attraenti, più ammirevoli, più destinate a rimanere impresse nel ricordo, sono quei balletti, le cui musiche hanno in se una magnificenza eccezionale e rivelano la sapienza creativa di un musicista dalle virtù viscerali che sa unire melodia e ritmo, ricamandoli con finezza armonica. Ligio alle regole toniche, l’autore si è dimostrato abile nel ricavare nuove sonorità, senza tradire i principi classici, ma rinnovandoli nella loro modalità. Le prime note hanno qualcosa di lugubre e con accordi dissonanti sono forieri dei momenti drammatici che arriveranno, rappresentati da duelli all’arma bianca, scatenati da irrefrenabile gelosia. Si canta, si balla e la musica da il presagio di ciò che avverrà. Dialoghi succinti, niente romanze, un declamare dallo stile recitativo, sono elementi basilari, insieme ai monologhi del narratore, costruttivi di storie suggestive che bene figurano sul palcoscenico. Nel quadro che chiude l’opera, tutti gli attori sono presenti, muti, mentre per loro parla la musica. Scrosciano gli applausi, lunghi e calorosi, a dimostrazione che la novità ha avuto effetto positivo.

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