Avvenire danza

Bacalov, un opera tango ispirata a Borges

di Vincenzo Celletti

Storia di tango e di coltelli. Per alimentare la sua serie operistica di ultima generazione, l’Accademia ha commissionato a Luis Bacalov un’opera-ballet incentrata sul tango. Autentico invito a nozze. Il tango, il musicista argentino ce lo ha messo di suo; per la trama (e i coltelli) si è ispirato invece a un racconto del connazionale Jorge Luis Borges. La vicenda è confluita molto liberamente nella rielaborazione dello stesso Bacalov di Alberto Muñoz e di Carlos Sassano, ma proprio il celebre scrittore non solo è finito nel titolo, YBorges cuenta que…, ma, nei panni dell’attore Carlos Branca, è diventato un personaggio dell’opera: un cieco con occhiali neri e bastone bianco che, barcollando da una parte all’altra del palcoscenico, tesse la vicenda e largheggia in vaticini, osservazioni, cinici commenti. Operai di un mattatoio che usano il coltello più per minacciarsi e duellare che per esercitare il loro mestiere popolano l’inizio dell’opera. Uno di loro è don Julio, il padre della bella Ester. Non si capisce se e perché si suicidi; ma Francisco, uno dei due innamorati di Ester, fa credere alla ragazza che a farlo fuori sia stato Raimundo, l’altro pretendente. Una menzogna: e quando Ester la scopre si vendica nel più tragico e sanguinoso dei modi. La violenza della storia è un po’ attutita e la passionalità invece si accresce per la circostanza che la musica è dominata dal tango. Ed è la componente migliore dello spettacolo: uma musica ricca di sorprendenti idee melodiche e offerta negli arrangiamenti che da sempre sono l’arma in più di Bacalov. Era lui sul podio dell’ottima Orchestra della Toscana che ha lasciato significativi spazi all’insostituibile bandoneon affidato a Juan José Mosalini e agli interventi di un pianoforte dalle vocazioni tenuemente jazzistiche. La danza è ovviamente una intermittente esercitazione di coppie di tangueros, per quanto il loro sia qui un tango un po’ addolcito, di non stretta osservanza, ma forse per questo più scorrevole e godibile. I coreografi erano Anna Paola (figlia di Luis) e Alex Contarelli. Giovani e molto bravi i danzatori: Lucia Bazzucchi (Ester), Maria EujeniaRi- vas (La Negra), Davide Sportelli (Raimundo), IvanTruol (Francisco). Meno convincente la pièce da un punto di vista drammaturgico, perché la storia è confusa e talora propone momenti quasi inutili. Comunque la regia di Giorgio Barberio Corsetti ha arricchito lo spettacolo di una vera risorsa: sul megaschermo del fondoscena venivano proiettate immagini filmate dagli stessi interpreti, che replicavano e ingrandivano quelle reali. Le personalità si sdoppiavano, cresceva la drammaticità. E anche un contributo di originalità. Contrariamente a quanto accade in genere nelle opere con ruoli cantati e altri recitati, qui i cantanti (a parte Paolo Coni che del resto, padre di Ester, muore quasi subito) e cioè Roberto Abbondanza e Gabriella Sborgi, erano solo narratori. Bravi comunque. Intensi applausi.

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